Virtualizzazione


– Due parole sulla virtualizzazione

Nell´ultimo periodo si sente spesso parlare di Virtualizzazione dei server, questo tipo di tecnologia permette di creare sistemi virtuali indipendenti (i guest) che funzionano su un unico computer fisico (il sistema host). In realtà l´idea non è recentissima, nei sistemi mainframe dei primi anni ´90 era possibile creare delle “partizioni di sistema” creando server virtuali con Windows o Linux e già nei primi anni ´80 i minicomputer e i mainframe permettevano di creare istanze indipendenti per il testing di applicazioni/librerie. In ambito server X86 la recente disponibilità di CPU multicore potenti ed economiche ha reso sensato implementare sistemi di virtualizzazione più o meno sofisticati anche su questa piattaforma. I software di virtualizzazione si dividono sostanzialmente in tre categorie principali: quelli che si appoggiano al sistema operativo, quelli basati su Hypervisor e quelli basati su meccanismi di “gabbie” chroot.

I virtualizzatori per workstation, come Virtualbox di cui ci occuperemo di seguito, utilizzano il primo tipo di approccio. Appoggiandosi sul sistema operativo infatti non intaccano minimamente le prestazioni della macchina host, per contro le macchine guest risentono del numero di passaggi necessari a tradurre le chiamate dall´hardware emulato fino a quello reale.

Le principali soluzioni enterprise sono basate su hypervisor, in questo caso il sistema operativo host è strettamente integrato con l´Hypervisor a cui fornisce una serie di servizi fra i quali il file system e la gestione delle risorse. L´Hypervisor in questo caso si installa direttamente sull´hardware e questo significa migliori performance e stabilità, ma anche sottostare alla hardware compatibility list del produttore del software.

I sistemi chroot infine, creano delle root fittizie in differenti sottodirectory sostituendo tutte le componenti del sistema operativo con link simbolici alle componenti originali. Quest´ultimo è il sistema più performante in assoluto, ma, dato che ogni sistema guest deve essere stato preventivamente preparato e adattato in maniera specifica, si tratta di un approccio indicato soprattutto per gli hosting provider che creano un gran numero di configurazioni quasi identiche con un set di applicazioni ben definito. Un meccanismo simile viene utilizzato anche da alcune utility come mojopac o migo, che permettono di trasportare il proprio desktop con dati e applicazioni da un computer all´altro con un drive o una chiavetta USB. Ovviamente con restrizioni sulle applicazioni che è possibile rendere trasportabili.

Tratto dal sito: www.dinoxpc.com.

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